Lunedì non mi ricordo nemmeno.
Martedì c'è il calcetto. Prestazione insipida, ad esser generosi, un po' perché il presidente ha fatto una squadra fortissima ed una, la mia, da rottamare (tipo Brasile-Ternana), un po' per la condizione fisica disastrosa che mi accompagna ormai da diversi mesi (anni?). Quando esco dalla doccia pare ormai chiaro che, obbiettivamente, non andrò a vedere i
Tiefschwarz all'Akab.
Mercoledì ci sono i
Beastie Boys al Villaggio e i
Franz Ferdinand al Qube. Ci penso un po', poi, come una falena verso la luce, volo dritto al Villaggio Globale, rimbalzo sul muro di folla che attappa l'ingresso principale e mi accodo ad una fila spessa e densa, bella accalcata, e devo dire assai variegata, visto che per i ragazzi di New York potrebbero scomodarsi un po' tutti. Da mia madre ai punkabbestia. Ingresso 6 euro!
Una volta dentro, c'è da spettare un'ora e mezza. L'umidità ed il fumo di non so quante persone condensano sulla plastica blu del telone che le contiene appena e ben presto piovono gocce velenose sulle nostre teste. Ma il posto è l'ideale per i Beastie Boys: old school loro, old school il Villaggio.
Ennesimo saggio di stile: 3 MC's & 1 DJ, tre voci che corrono come un treno, ti trascinano dove gli pare, e il solito mostro dietro che gioca coi piatti, come col pallone Totti. Saranno anche bravi i Franz Ferdinand...ubi maior...Fuori mi compro pure la maglietta taroccata, con tutte le date del tour stampate dietro!
Giovedì è il giorno fatidico del concerto al Colosseo e degli Mtv Award. Mi hanno dato un pass miracoloso, che "non ti preoccupare, con quello vai dove ti pare!". Io e il mio amico Tony, a dire il vero, serbiamo qualche dubbio, ma tant'è...Parcheggiamo comunque dentro il raccordo, e ci avviamo a piedi. Dopo una serie di tentativi andati a vuoto di accedere all'area riservata, finalmente un addetto alla sicurezza ci chiarisce le idee: "con quel pass non si entra". "E quale ci vuole?", gli fa Tony con candore: "gli altri, tutti gli altri". Ah beh annamo bbene! Ci buttiamo in mezzo ai Fori Imperiali, nel ventre della folla, durante una pausa televisiva di almeno mezz'ora. Il palco sarebbe molto bello a vederlo. Dopo un paio di pezzi di
Elisa, che a me piace pure, gettiamo la spugna.
A casa mi sintonizzo sul grande evento in mondovisione.
Eminem apre. Sale sul palco seguito da uno stuolo di bambini che ballano impacciati e fanno le corna con le manine. Anche se ha la faccia seria, mi ricorda il Jovanotti di Ghimmi Faiv. Ad ogni modo mi sorbisco lo show per intero, fino al gran finale con
Tiziano Ferro...
Venerdì roba seria.
Mouse on Mars + Ivan Smagghe al
Brancaleone per
Agatha. La formazione tedesca, venuta a presentare il suo bellissimo ultimo lavoro Radical connector, da vita ad un live set suppafunky, in cui mescola suoni morbidi ed acidi, pop soul house dub e rumorismi. Macchine, basso e batteria, pezzi cantati da una voce satura di flanger: la strada seguita dal topo sulla luna è la sua propria.
Io ed il mio amico Phooka, noto produttore di se stesso, gongoliamo, ballicchiamo, lui col suo Cuba Libre, io col mio Vodka Tonic. Ci accoppiamo involontariamente con un paio di astanti, la pista del Branca è al limite della capienza, ribolle. E ancor di più si scalda quando sale sul palco Ivan Smagghe. Il dj più in voga del momento mixa una serie di grassi pezzi elettro-house: bassi profondi, synth rimbalzanti, piattini acidi e sfrigolanti. Alla fine, in motorino è un duro e lungo viaggio, fino alle coperte. Ah, le coperte!
Sabato passo al
47th Floor, la libreria-laboratorio-galleria di via di Santa Maria Maggiore, per il
Painting Bamako, un "action painting - reading - happening - expo - eating", organizzato dai ragazzi di
Bamako Edizioni, in collaborazione con il collettivo
Officine Guano. Ci sono le opere di
David Vecchiato che tappezzano le pareti, molto più belle, dal vivo, delle loro riproduzioni su Musica! di Repubblica, e, affastellati uno sull'altro, mille disegni e pescetti di carta colorati e stampate A4 di frasi enigmatiche, "a comporre un'opera collettiva in continuo divenire", direbbe il critico. Bello. C'è il vino e la noce di cola, misterioso "frutto africano dalle proprietà tonificanti ed eccitanti non ancora illegale". Alla lapposità del caco acerbo abbina un gusto amarissimo e persistente. "D'altra parte" mi fa notare il compassato scrittore ed erotologo Armati "quando hai bevuto la prima birra della tua vita, non l'hai trovata disgustosa? Non ti sei chiesto come facessero gli adulti a sorbirsi una bevanda così cattiva?". Beh veramente no, comunque...
Più tonico e iperattivo che mai, devo perdermi il Reading di
Yari Selvetella, che presentava il suo
Sax Tenore - otto racconti in si bemolle, per fiondarmi al
La Palma, dove mi attende il live set di
Swayzak. Viviana si è comprata una magliettina apposta per la serata, e adesso è indispettita perché fa un freddo cane e non può sfoggiare né quella né il suo ventre piatto e glabro. "Il generale inverno è alle porte!" è però la mia frase preferita. Batteria, piatti, macchine e voce, Swayzak ci avvolge con le sue atmosfere cupe e profonde, i tappeti dark di sintetizzatore, i riff minimali ed ipnotici, le ricche ritmiche in 4/4 che compongono le tracce della sua ultima fatica Loops from the bergerie. E' un viaggio che si fa ballando e sorseggiando una serie di generosi Vodka Tonic. A un certo punto spunta il buon Phooka che sta partendo nuovamente per il Branca, dove c'è
Methew Jonson per Microhouse. Declino l'invito, mi sento impallinato da questa settimana un po' pienotta (da questa città già da tempo feconda). A fatica ri-guadagno il tepore e l'agio domestico.
Domenica è un malinconico Bologna-Inter di Coppa Italia, malinconico come un mezzo limone nel frigo vuoto, come una Nastro Azzurro aperta ieri (in lattina, da 33 cl.).
Marcello Giannangeli