
Perturbazione in riva al mare
Pensare che io non li conoscevo. E invece sono grandissimi. Semplici come l'acqua. Anche un po' timidi, per mentalità torinese (dicono). Poco prima che il concerto finisse sono andata a raggiungere alcune persone nel backstage. Tempo dieci minuti mi son vista sfrecciare davanti il cantante. In boxer neri. Fradicio come un pulcino. Non riusciva ad aprire la porta dei camerini. Poi ce l'ha fatta e è sparito dentro. Mi hanno detto che ha voluto fare un tuffo. Capirete, il mare, il sudore che cola. Dopo un po' è venuto fuori un'altra volta, Tommaso, vestito e ripulito, i capelli ancora bagnati. "Mi sono tuffato dove era profonda tre centimetri, ho ancora tutta la sabbia in testa, a casa la scrollo e mi faccio il souvenir di Ostia", dice ridendo. "Del resto noi siamo di Torino, quando ci ricapita di suonare al mare? Un tuffo era inevitabile..". Si son fatte due parole, con lui e altri due membri della band, Gigi (chitarra) e Elena (violoncello). Si è ripercorsa un po' la storia degli album; si è parlato del passaggio dall'inglese all'italiano, e delle difficoltà che questo ha comportato. "Cercavamo un modo per non risultare melensi né troppo intellettuali, una via originale ma non costruita, spontanea. C'è voluto del tempo..". Una curiosità in merito alla scrittura dei testi: i più poetici li scrive Tommaso, i più folli e pieni di giochi di parole Gigi. E quelli poetici ma con giochi di parole? "Quelli li scriviamo a quattro mani", rispondono i due, ridendo.